la mia collezione di action figure

Vuoto da Fine Manga: Come Superarlo! Ovvero, la storia di come sono diventata una collezionista di Action Figures

Ammettilo. Già solo per aver cliccato su questo articolo sei un nerd. Un collezionista. Un appassionato. Un fissato per alcuni.
Ci chiamano in mille modi, ma quello che preferisco, da sempre, è Otaku.
Io lo sono, e me ne vanto anche!
In giapponese otaku indica una “subcultura” di persone appassionate di anime, manga o prodotti correlati.
Senza scomodare ulteriormente la cultura nipponica voglio solo sottolineare l’aridità della definizione. Subcultura, prodotti correlati, merchandising… sono tutti termini che fanno pensare a un mero collezionismo da accumulo, quasi un fetish da nascondere. Ecco, io preferisco pensarla come una passione.
Ogni appassionato di libri, di manga, videogame, di anime, sa di cosa parlo.
La gioia che può regalarci ognuna di queste storie, le emozioni che trasmettono i personaggi, il modo in cui soffriamo, ridiamo, cresciamo con loro non è un semplice hobby. È un percorso.
E chiunque la pensi così sa bene la sensazione di vuoto che ci assale quando questo percorso finisce.
Quando giriamo l’ultima pagina di un libro o vediamo la scritta “The End” sullo schermo. Non so voi, ma io sento un vuoto terribile quando questo accade.
Sapere che la storia che tanto mi ha emozionato è conclusa mi fa venire voglia di colmare quel vuoto e far andare avanti la storia, lasciare vivi i personaggi che tanto ho amato.
È così che è iniziata la mia passione per il collezionismo. Il mio modo per far rivivere ancora per un po’ i miei personaggi preferiti attraverso le Action Figures.
Per qualcuno sono solo giocattoli, per me no. Ho scoperto della loro esistenza su un forum, qualche anno fa. Dopo una spasmodica quanto inutile ricerca in vari negozi fisici per un po’ mi sono rassegnata.
Le cose, per una ragazza che vive in un paesino sperduto come me, sono due: o ti trasferisci in una grande metropoli o ti rassegni a superare le tue paranoie e inizi a comprare su internet.

ichigoNonostante la prima opzione avesse un certo appeal su di me, mi sono lanciata nella seconda, più fattibile. Ho iniziato con acquisto da poco, circa 10 euro, e ho acquistato una action figure di Ryuk, il simbolo del mio primo anime.

Ricordo perfettamente la gioia quando ho aperto il pacco e ho trovato il mio shinigami sghignazzante a fissarmi.
Incoraggiata dalla buona riuscita del primo acquisto ho aspettato poco meno di una settimana per il secondo: un fantastico Ichigo, di Bleach.

Inutile dirlo. Ormai è una droga per me.
Sono una fiera proprietaria di oltre dodici action figures, e non penso che mi fermerò qui. Se quelle che ti ho mostrato ti piacciono, ti consiglio il negozio https://actionfigurestore.it.
Lì ho iniziato la mia collezione… e per rimanere romantici, il primo amore non si scorda mai!

La violenza di Israele e il silenzio della comunità internazionale

L’unico Stato che,  si spera per il momento, ha preso una posizione contro il massacro nella striscia di Gaza è il Brasile. Una nota rilasciata dalle autorità brasiliane recita: “il governo brasiliano considera inaccettabile l’escalation di violenza. Condanniamo fermamente l’uso sproporzionato della forza da parte di Israele a Gaza”. Questa affermazione da parte del Brasile arriva dopo la decisione di ritirare il proprio ambasciatore da Israele. Tradotto può significare: noi non vogliamo avere niente a che fare con questo massacro folle e ingiustificabile, e tanto meno mantenere un dialogo con uno Stato del genere. La risposta data da Israele mostra il livello della discussione. Yigal Palmor, portavoce del ministero degli affari esteri israeliano risponde così: “Sproporzionata non è la nostra offensiva a Gaza, ma perdere una partita di calcio 7-1″. Dichiarazione che nei giornali Brasiliani è stata pubblicata nella sezione sport, perché difatti non può essere considerata una risposta attribuibile al piano della politica internazionale. Ma questo dimostra anche, oltre all’ignoranza dei rappresentanti delle istituzioni che si occupano di relazioni internazionali, l’importanza che i vertici israeliani danno alla morte di centinaia di persone innocenti. Migliaia di civili morti per uccidere 100/200 appartenenti ad Hamas. Mi sembra “proprio un operazione mirata”.

La cosa che più rattrista però, è leggere i commenti di alcuni individui, sui vari giornali, riguardo agli articoli sul conflitto. Stupisce trovare persone che con parole imbarazzanti, e senza la benché minima co(no)scenza, riversano un odio razzista e violento sui palestinesi. Si legge “centinaia, migliaia di vite palestinesi non valgono nemmeno una vita occidentale”. O ancora ” Hamas puzza di cadavere e gli israeliani vogliono finire il loro lavoro”. Le stesse persone, appena qualcuno scrive qualcosa sulla brutalità e insensatezza degli attacchi israeliani rispondono con accuse di antisemitismo e nazi-fascismo. Credo che siano proprie queste persone che non hanno imparato niente da ciò che è accaduto nella storia, e che dovrebbero fermarsi a riflettere su quello che stanno sostenendo e dicendo. Ciò che è successo durante la seconda guerra mondiale con gli ebrei, ci avrebbe dovuto insegnare che cose del genere non si devono mai più ripetere, nei confronti di nessuno, e con nessun tipo di mezzo. Il punto non è imparare soltanto quali sono state le sofferenze e le ingiustizie disumane compiute nei confronti di una popolazione, ma capire che nessun uomo, in nessuna parte del mondo si merita di subire queste ingiustizie e sofferenze. 

Questo vale per ciò che sta accadendo nella striscia di Gaza. Per cercare di “colpire” dei terroristi, si distruggono e si maltrattano milioni di persone che non hanno nessuna colpa, costringendoli a vivere una vita insulsa e piena di sofferenze, ingiusta e degradante. Non c’è dibattito, non ci possono essere opinioni diverse, quello che sta accadendo nella striscia è il massacro di una popolazione, ingiusta e immeritata. Israele sta violando i diritti umani. Il Brasile, con la sua decisione, mostra la sua voglia, e allo stesso tempo la sempre maggiore capacità di farsi valere sul piano delle relazioni internazionali. Inoltre dimostra, a differenze dell’Europa, la sua indipendenza nel seguire ciò che gli sta a cuore. Si è forti e validi quando si ha la possibilità di fare quello che si vuole, senza dover chiedere il permesso a nessuno. L’Europa non è intervenuta adeguatamente in Ucraina con la Russia, e non sta intervenendo adeguatamente nel conflitto israelo-palestinese. Troppi interessi da difendere in entrambi i casi. E troppa paura e sottomissione al nostro padrone gli Stati Uniti. Almeno loro una scelta l’hanno fatta. Sono loro che decidono come agire.

Sempre scorrendo i commenti ai vari articoli si trova chi sostiene che Israele sia un baluardo di occidente nel medio oriente. L’unico Stato non barbaro in una terra di animali. Comportarsi come Israele non rappresenta l’occidente, e tantomeno promuove i suoi ideali. L’occidente, e i suoi rappresentanti,  secondo i principi “civilizzatori”, dovrebbero avere a cuore i diritti umani, la promozione della democrazia e delle libertà civili, dovrebbe cercare di aiutare chi ha più bisogno, e portare giustizia e uguaglianza nelle proprie terre. Israele non è un baluardo di occidente, è uno Stato sanguinario e oppressore, colonialista e arrogante, che non ha a cuore nessuno di questi temi. Il suo interesse è  il desiderio di occupazione, completamente insensato, dell’intero territorio della palestina. E tutti gli Stati del vecchio continente e gli Stati Uniti stanno dimostrando di essere disinteressati allo stesso modo riguardo a tutto ciò che vanno predicando. Un silenzio imbarazzante per quanto riguarda l’europa, e azioni e frasi ancora più imbarazzanti per gli Stati Uniti. Solo per fare un esempio, il 22 luglio il senato statunitense ha approvato un finanziamento supplementare per il programma Iron dome, il sistema di difesa Israeliano. Italia per prima, Francia e Inghilterra esportano armi in Israele. Noi sosteniamo di essere interessati a trovare una soluzione, alla pace, di essere dalla parte di entrambi e che l’importante è che si metta la parola “fine” alle violenze. Ma siamo di parte, dalla parte del più forte, dalla parte di chi porta soldi, dalla parte che ci conviene, e aiutiamo e sosteniamo con i nostri silenzi soltanto uno degli attori in gioco. E al diavolo i buoni propositi.

La laurea in Scienze Politiche, per operare in enti pubblici e privati

Per chi consegue una laurea in Scienze Politiche, si aprono delle opportunità di lavoro interessanti. Dal momento che il piano di studio di questa Facoltà ha un’impronta multiforme, orientata alla valutazione degli sviluppi e delle problematiche del mondo contemporaneo, le materie trattate spaziano per diversi campi disciplinari, conferendo ai profili in uscita una visione della società variegata e complessa. Per questa ragione, una persona in possesso della laurea in Scienze Politiche può operare all’interno di enti pubblici e privati, in posizioni di rilievo, esercitando la propria autonoma azione su diversi scenari, con ricadute a livello nazionale e internazionale.

Affiancando specialisti provenienti da percorsi affini come Giurisprudenza ed Economia, il laureato in Scienze Politiche avrà la possibilità di mettere a frutto le proprie competenze in materia di consulenza, favorendo la creazione di ambienti di lavoro dinamici, in cui i processi di analisi dei contesti istituzionali si affiancano alla pianificazione governativa, operando in sinergia con i referenti politici e i portatori d’interessi, per divulgare messaggi di rilevanza pubblica.

In questa prospettiva, esiste l’indirizzo denominato ScienzePolitiche e delle Relazioni Internazionali, che proietta i giovani verso una brillante carriera nella diplomazia. Partendo da funzioni tipiche delle Pubbliche Amministrazioni, il neolaureato potrà, con avanzamenti di carriera, giungere a posizioni diplomatiche di spicco, operando nei consolati come ambasciatore. Naturalmente, per i migliori allievi (o per i più fortunati) si schiuderanno le porte di organizzazioni prestigiose, come l’Unione Europea o le Nazioni Unite. La conoscenza dei loro meccanismi di funzionamento e la ricezione continua delle novità in ambito normativo, costituiscono quel patrimonio di competenze trasversali che rende competitivo il laureato in questo ramo delle Scienze Politiche.

Le ricadute in ambito privato per chi ha scelto un percorso di studi di taglio internazionale, riguarda quelle associazioni – come le Organizzazioni Non Governative – dotate di grandi uffici per le Pubbliche Relazioni, in cui si progettano e monitorano straordinarie campagne di comunicazione per la sensibilizzazione di persone ed enti.

Per gli studenti che invece aspirino ad entrare nel settore pubblico nazionale e locale, esiste una variante di questo corso di studio che prepara alla gestione completa delle procedure amministrative, fornendo le nozioni per il superamento dei concorsi pubblici che si svolgono ogni anno. Inoltre, rendendo idonei i neolaureati a prender parte ai corsi di specializzazione presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, la laurea in Scienze Politiche forma gli specialisti della burocrazia nazionale.

In un mondo del lavoro come quello di oggi, dove la necessità di sapersi adattare alle esigenze delle imprese costituisce un requisito essenziale per risultare competitivi e di reale utilità, possedere una laurea in Scienze Politiche permette di assimilare con prontezza le novità richieste dal mercato del lavoro, migliorando la propria posizione.

L’indirizzo politico sociale abilita perciò i neolaureati in Scienze Politiche a svolgere una proficua collaborazione con gli uffici marketing delle aziende private. Attraverso le conoscenze basilari di questa disciplina, potranno implementare le tecniche analitiche con l’interpretazione dei dati ottenuti mediante rilevazione, fornendo le direttrici per azioni di mercato, concertate col resto delle funzioni aziendali. Ricerche, sondaggi e focus group costituiranno il pane quotidiano di coloro che hanno trovato questo sbocco lavorativo con la laurea in Scienze Politiche.

Felicità è anche creatività: impariamo a concretizzarla

La creatività è uno strumento di crescita e di sviluppo sia individuale che collettivo; non possiede un significato chiaro e univoco, ma è un termine impiegato comunemente in molteplici situazioni. La creatività ci rende felici, perché in essa risiede la gioia del brivido dello sforzo creativo, di costruire e di essere liberi; può essere un valido strumento per combattere questo clima di crisi economica, di disoccupazione, e di apatia che nel nostro paese persiste da anni.

Come ci insegna il celebre scrittore Edward De Bono ” La creatività  è senza dubbio la risorsa umana più importante. Senza creatività non ci sarebbe progresso e ripeteremmo sempre gli stessi schemi

Faccio un lavoro che mi consente di parlare molto con i giovani, e di conoscere i loro problemi, le loro difficoltà a trovare un impiego, molte volte ho trovato delle menti davvero molto creative, che mi facevano immaginare e quasi veder rendere concreto i loro progetti, il loro entusiasmo; ma che purtroppo per alcuni sono rimaste soltanto idee.

Dobbiamo rendere concreta la nostra creatività perché in essa risiede la sorgente del viver felice perché cattura il soggetto e lo coinvolge in una sfida continua.  Ognuno di noi ha delle attitudini alla creazione c’è a chi piace creare in cucina, chi invece ama fare il pasticciere, chi il gelataio, chi sfocia le proprie creatività nel lavorare il legno, chi invece vorrebbe creare prodotti agricoli, c’è a chi piace scrivere, inventare sul web, e chi invece sfocia nelle creazioni artistiche;  comunque sia, esiste una creatività diversificata ,  ma molte difficile da attuare.

Come ci insegna Eric Fromm “La creatività richiede il coraggio di abbandonare le certezze”.

Non lasciamo che queste nostre idee siano soffocate da un clima di tensione, che provocano i politici, i giornalisti, i qualunquisti che vogliono solo soffocarci e manipolarci e trasformarci in persone che sperano solo in un assistenzialismo collettivo, ma cerchiamo di pensare con le nostre menti e di guardare aldilà di ogni previsione economica.

Non tutte le prigioni hanno le sbarre: ve ne sono molte altre meno evidenti da cui è difficile evadere, perché non sappiamo di esserne prigionieri. Sono le prigioni dei nostri automatismi culturali che castrano limmaginazione, fonte di creatività.” Henri Laborit

Cerchiamo quindi di abbattere le prigioni e di liberarci dalle paure e dai condizionamenti, ma proviamo a rendere concreti i nostri obiettivi.

Amiamo fare un qualcosa? Allora concentriamoci sul nostro progetto, cerchiamo prima di tutto di realizzarlo per quelle che sono le nostre capacità. Se questo progetto ha bisogno di essere approfondito con degli studi, con un tirocinio, con un corso formativo, incontriamo una persona competente per materia, che ci aiuti a trovare delle soluzioni, sia su come muoverci e su come conseguire le abilitazioni necessarie. Una volta ottenuto le nostre abilitazioni immaginano con la nostra mente il nostro progetto, l’insieme delle attrezzature che ci necessitano. Cerchiamo allora le strade più vantaggiose per acquistare le nostre attrezzature, aiutiamoci anche col web che è uno strumento importantissimo in questi casi, ricordiamoci che però siamo delle persone disoccupate e che non possiamo permetterci di utilizzare grandi somme.  Cerchiamo di partire con le cose che davvero ci necessitano, e andiamo a guardare anche l’usato, affidiamoci sempre a un professionista che ci può indirizzare verso uno di quegli strumenti di finanziamento agevolati per i disoccupati, ma prima di tutto cerchiamo di essere creativi al massimo e adesso con questo termine intendiamo “innovazione”.  Essa non va intesa come una nuova scoperta, ma si può proporre sul mercato un prodotto già noto ma nuovo nella nostra formulazione. Prima di tutto concentriamoci sul nostro territorio, e cerchiamo di valorizzare ciò che esso ci offre, in campo di materie prime, di servizi, di strutture, di turismo e di necessità ecc. Facciamo un esempio pratico: vogliamo sviluppare la nostra creatività per fare il gelato che è un prodotto che ha origini antichissime e che risaputo da tutti, ma qui gioca la nostra creatività: nella maggior parte della gelateria esistono solo gusti standardizzati,  inventiamoci  gusti nuovi che possono valorizzarci anche dal punta di vista del territorio;  facciamo  un esempio,  e mi avvalgo della mia bellissima regione: la Calabria è famosa per i clementini, per la liquirizia di amarelli, per il bergamotto, per il cedro di Santa Maria ecc. e cosi via, ogni regione ha un suo prodotto che lo identifica. Sfruttiamo  i nostri   prodotti tipici territoriali e facciamo dei gusti particolari e nuovi,  che danno al nostro visitatore  il sapore e la freschezza delle nostre terre.  Cerchiamo anche l’innovazione nelle cialde: magari la sagoma di un pino silano, di un fungo, oppure di un peperoncino, diamo al nostro prodotto una nostra personalizzazione frutto di una nostra elaborazione creativa.  Una volta stabilito la nostra creazione, l’attualità del nostro progetto, ci dobbiamo muovere sulla promozione e sulla distribuzione del nostro prodotto. Quando pensiamo a un mercato di riferimento, non pensiamo solo al nostro ambito, ma abituarci a pensare in grande, l’Unione europea, la Globalizzazione cerchiamo di renderci conto che la nostra professionalità e la nostra vita, va oltre i nostri confini, abituarci a essere cittadini d’Europa e anche del mondo.

Ricordiamoci che“Gli uomini comuni guardano le cose nuove con occhio vecchio. Luomo creativo osserva le cose vecchie con occhio nuovo” Gian Pietro Bona

Usiamo  l’economia digitale per crearci  un sito tutto nostro,  dove ogni cosa deve essere frutto di una nostra creatività.  Un  sito impersonale con l’immagine delle nostre creazioni non cattura l’attenzione come dovrebbe,  ma dobbiamo abituarci a spiegare tutto cio’ che noi andiamo a proporre, arricchiamo con la storia , con aneddoti,  e anche con spiegazioni sulle proprietà delle nostre materie prime per il caso del gelato; ma ciò può essere fatto anche per qualsiasi altra creazione . Portiamo la nostra professionalità tipica territoriale nel mondo, così facendo non solo daremo maggior slancio ai nostri prodotti, ma soprattutto facciamo crescere anche la nostra nazione che da anni è stata penalizzata da politiche sbagliate, da persone che hanno approfittato, e che hanno soffocato anche quelle piccole imprese che erano sinonimo di qualità in cui la nostra nazione primeggiava.

“Ciò che si dovrebbe esaltare sarebbe la differenza intellettuale della creatività nella conoscenza attraverso leguaglianza economica e non come invece si fa nella nostra stupida società, la passività delluguaglianza intellettuale e la morte della creatività nellignoranza attraverso la disuguaglianza economica e sociale.”  Carl William Brown

L uso del web che ci da una finestra sul mondo  e ci permette di avvicinare chiunque e di farci conoscere.  Utilizziamo tutti i mezzi per far capire che i che nostri prodotti sono sinonimi di qualità,  e facciamo in modo che tale qualità sia riconosciuta. Tutto ciò richiede una creatività piena in ogni ambiente, sembra faticoso e sembra utopistico come idea, ma ci fa andare avanti e ci riempie di entusiasmo e se non altro ci lascia una ricchezza inestimabile, la possibilità di aver provato a rendere concreti i nostri sogni.

Ricordiamoci che:

 “Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambiano la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.”            Martha Medeiros 

Siamo delle persone vive!  cerchiamo di attuare la nostra felicità  e liberiamo il nostro spirito creativo la dove trova la sua collocazione .

Terra al cacao, fragole setate e gelato leggermente affumicato

Ingredienti

Per la terra al cacao:

150 g di farina 00
50 g di cacao amaro
100 g di amido di mais
100 g di zucchero Zefiro
200 g di burro dolce morbido
3 tuorli d’uovo sodi
2 g di sale fino

Per la fragola:

200 g di purea di Fragola
100 g di panna liquida
80 g di Zucchero Zefiro
5 tuorli d’uovo
10 g di colla di pesce

Per il gelato:

75 g di Zucchero Zefiro
300 ml di latte
50 ml di panna

Per finiture:

4 g di olio affumicato
Castagna di acqua dolce

Procedimento

Si inizia preparando il gelato, unendo panna, latte ed Eridania Zefiro in un pentolino. Il composto va quindi portato a bollore e poi passato nel mantecatore per 10/15 minuti.

Per la fragola setata invece cominciamo unendo, in una pentola, Zefiro ai tuorli d’uovo. Si deve mescolare fino ad ottenere un impasto omogeneo. Dopo di che si aggiunge la panna liquida e si continua a mescolare. Una volta raggiunta la giusta densità, la salsa va cotta per quattro minuti portandola a 80°. Quando la temperatura è stata raggiunta, aggiungiamo la colla di pesce, che si rimesta fino al completo scioglimento. A questo punto il composto deve essere raffreddato, quindi viene spostato in un altro contenitore sistemato sopra una bacinella contenente acqua e ghiaccio. A questo punto si aggiunge la purea di fragole e poi, una volta mescolata con il resto e che il tutto è alla temperatura giusta, viene aggiunta la panna montata. E’ molto importante, per ottenere un buon risultato, che si mescoli dall’interno verso l’esterno.
Il tutto va tenuto poi in frigo per 15 minuti.

Per la terra al cacao si inizia miscelando la farina doppio OO, il cacao amaro, l’amido di mais e il sale. Poi viene aggiunto Eridania Zefiro. Aggiungiamo anche i tuorli d’uovo leggermente schiacciati. A questo punto è il turno del burro che va inserito e inglobato nell’impasto prima con la forchetta e poi con le mani. Una volta raggiunta la giusta consistenza, l’impasto va lasciato riposare in frigo per circa un’ora.

Una volta che il composto è pronto, prepariamo una placca con carta da forno. Sulla carta da forno “grattuggeremo” in maniera uniforme il nostro impasto in modo che diventi “terra al cacaco”. Inforniamo quindi la “terra” a 150° per dieci minuti.

Per la finitura

Il piatto da portata deve essere freddo, perché la crema di fragole setate è molto delicata.
Sistemate la crema, quindi completate il piatto aggiungendo la terra al cacao che andrà a coprire tutta la fragola. Si aggiungono alcuni pezzettini della castagna d’acqua e qualche goccia di olio affumicato che andrà solo sulle castagne. Per finire si sistema il gelato. E il piatto è terminato.

Due grandi differenze da non sottovalutare per concludere un affare all’estero con successo

La Polonia, Paese in cui hanno la sede alcune mie aziende e seguo quotidianamente gli affari degli imprenditori italiani, non è un paese del lontano Caucaso e non è un regno arabo, ma è un paese del centro Europa con grandi differenze culturali.

Sia l’Italia che la Polonia sono due paesi europei, cristiani, che fanno parte dell’Unione Europea, allora di quale differenze stiamo parlando?

Stiamo parlando di due culture completamente diverse per concludere gli affari:

pro- transazionale e pro-partner

Il modello pro-partner viene usato nel mondo arabo, africano, America latina ed Europa del sud, tra cui anche in Italia.

Non ti devo spiegare come funziona perché lo pratichi ogni giorno con successo mettendo in risalto i legami interpersonali, come raccomandazioni, parentele ecc.

Mentre il modello pro-transazionale viene utilizzato in Polonia, Germania, Paesi Scandinavi, Nord America, Australia, Nuova Zelanda e prevede una comunicazione diretta e priva di ambiguità.

Si, la Polonia fa parte della cosiddetta cultura d’affari pro-transazionale.

Sulla base delle mie esperienze personali ti indicherò le principali caratteristiche di questo modello:

– sono aperti a parlare del business con tutti, anche con gli estranei, ma solo se hanno un’offerta interessante ed hanno delle referenze credibili in merito,

– le raccomandazioni e la partecipazione dei facilitatori e degli intermediari viene vista come un ostacolo, un fattore che blocca il contatto diretto e la comunicazione,

– durante gli appuntamenti si passa sul merito dopo qualche minuto di dialogo generale (non si toccano gli argomenti personali ed argomenti non collegati con l’oggetto dell’incontro) a differenza degli italiani che usano discutere per buona parte del discorso di concetti estranei, come il calcio e la gnocca.

Il partner polacco non sente la necessità di creare un rapporto d’amicizia e di relazioni con il futuro partner (generalmente fa distinzione tra la vita personale e professionale)

– il partner polacco ha la priorità di chiarire tutti i dettagli e di stabilire tutte le condizioni e non da importanza all’armonia durante l’incontro,

– al polacco non importa di “non perdere la faccia” e non farla perdere al proprio partner – vale la sincerità,

– i polacchi preferiscono la comunicazione diretta, aperta e sincera,

– generalmente, i dettagli della collaborazione si stabiliscono via telefono ed e-mail, non durante incontri face-to-face,

– spesso, negli incontri dove si discutono le condizioni dei contratti, partecipano anche i legali,

– nel caso delle controversie tra le parti del contratto, viene rispettato solo l’accordo scritto.

Le relazioni di business non sono mischiati con le relazioni personali,

– l’atto di venire in ritardo ad un appuntamento viene interpretato come una mancanza di rispetto e può influenzare tutte le negoziazioni,

– le date, i termini, gli armonogrammi, le scadenze, vengono assolutamente rispettati,

– i polacchi generalmente non mostrano emozioni, non gesticolano, non alzano la voce durante gli appuntamenti.

Vorrei anche dividere con te alcune mie osservazioni sul tipico inizio di un appuntamento di business.

La parte polacca viene di solito rappresentata dalle donne (in Polonia, come nei vicini Paesi Scandinavi, le donne sono spesso inserite nel management dell’azienda e sono molto più preparate e determinate degli uomini, quindi non ti consiglio di provare come fai di solito, sfoderando il tuo fascino latino o sbottonandoti metà dei bottoni della camicia, non serve a niente).

Nella cultura polacca quando si saluta un gruppo di persone, prima salutano le donne, iniziando dalla più anziana o che svolge un ruolo più alto e successivamente con gli uomini, secondo lo stesso schema.

La cultura polacca da alle donne la precedenza anche quando escono dall’ascensore, escono delle porte, sono servite al tavolo, ecc.

Oggi, dove il potere delle donne è sempre più grande, ti consiglio di tenere in mente queste accortezze e può facilitarti molto la conclusione degli accordi.

Comunque, se vuoi venire in Polonia e creare qui una tua rete di vendita, trovare importatori, distributori e sfruttare questa grande possibilità che questo Paese offre alle aziende italiane e non, devi essere consapevole che funziona diversamente dall’Italia.

Per trovare importatori e distributori in Polonia interessati alla tua azienda, evita in maniera assoluta di avventurarti da solo e di perdere tempo con chi non conosce le differenze culturali.

Oltre ad ottenere scarsi risultati in termini di esportazioni e ritorno degli investimenti, puoi limitare per molti anni l’operato della tua azienda in una determinata zona.

Il mio consiglio è di rivolgerti sempre a dei resident manager professionisti con una profonda conoscenza dell’ambiente in cui operano.